La riqualificazione fluviale: un modo nuovo di pensare ai fiumi (e di convivere con loro)
Dalle pianure del Sandonatese
fino al Mare
di Giustino Mezzalira
CIRF
Italiano
Da molti anni, ormai, i fiumi non
possono più percorrere "la strada più bella e dolce e
mite per arrivare al mare". II 77% dei 139 maggiori
sistemi idrografici del Nord America, Europa e delle ex
Repubbliche Socialiste Sovietiche, è oggi pesantemente
alterato da sbarramenti, diversioni di bacino e opere
di regimazione; anche nel Sud del mondo gli interventi
di "artificializzazione" dei corsi d'acqua si stanno
diffondendo rapidamente. Artificializzazione,
inquinamento delle acque, prelievi, invasi hanno
portato alla perdita di importanti ecosistemi, come
quelli legati agli ambienti di riva o alle aree
periodicamente inondate, alla perdita di naturalità
dell'alveo e di integrità delle fasce di vegetazione
riparia e della diversità ambientale complessiva. Si
sono anche perse molte funzioni essenziali per
l'equilibrio della biosfera, come il trasporto di
sedimenti, la ricarica delle falde, la capacità di
autodepurazione, la ritenzione e la rimozione dei
nitrati. Può apparire sorprendente il fatto che, invece
di raggiungere la sicurezza idraulica sperata, ci si
trovi oggi in Italia in una situazione di rischio
generalizzato con danni ingentissimi dell'ordine di
7000 miliardi l'anno in media. In realtà è ormai
evidente che l'impermeabilizzazione del territorio e
l'irresponsabile proliferazione di insediamenti
residenziali, artigianali e commerciali in aree a
rischio idraulico hanno accresciuto la frequenza e la
violenza delle inondazioni e l'entità dei danni. Questi
eventi non sono pertanto "calamità naturali", ma
diretta conseguenza del malgoverno dei fiumi e del
territorio. La frequenza di eventi meteorici estremi
sembra, d'altra parte, aumentare anche in conseguenza
dei mutamenti climatici in corso.
Le cause del malgoverno vanno dunque individuate
principalmente in un approccio mono-settoriale e
imprevidente: per troppi anni, infatti, i corsi d'acqua
sono stati considerati solo una fonte di pericolo da
domare o una risorsa da sfruttare, spesso quale
semplice ricettacolo di reflui e rifiuti.
Scopo principale delle politiche di tutela delle acque
dall'inquinamento (basate sul controllo degli scarichi)
era garantire una disponibilità di acqua in quantità e
qualità sufficienti a soddisfare gli utilizzi umani,
prescindendo dall'equilibrio ecologico-ambientale del
corpo idrico. Per conseguire la sicurezza idraulica
anziché puntare su una oculata gestione territoriale,
garantendo ai fiumi spazi sufficienti al transito delle
portate di piena ed evitando la localizzazione degli
insediamenti nelle aree a rischio idraulico, si è
preferito sistemare i fiumi con alvei geometrici
devegetati e ristretti entro argini sopraelevati, con
difese spondali, briglie, risagomature, escavazioni,
canalizzazioni, cementificazioni, dighe, ecc. Una sorte
analoga è toccata ai fossi di bonifica, con interventi
finalizzati ad affrancare i terreni dalle acque per
renderli idonei a scopi produttivi o edificatori. La
manutenzione idraulica dei corsi d'acqua così sistemati
si è basata quindi sulla rimozione pressoché totale
della vegetazione e sul dragaggio e riprofilatura degli
alvei, impoverendone gli ecosistemi, causando
l'ulteriore velocizzazione delle acque ed erosione di
sponde e infrastrutture. Un intervento pubblico così
orientato (o disorientato?) e scoordinato ha consentito
troppo spesso di fare man bassa della risorsa fiume,
soprattutto attraverso una selvaggia estrazione di
inerti.
La scarsa sensibilità ai valori ambientali da parte
della popolazione ha fornito un substrato fertile sul
quale tali politiche e comporta-menti hanno
proliferato. Sorge perciò l'esigenza pressante di una
inversione di tendenza che punti alla riqualificazione
fluviale. Per riqualificazione fluviale si intende la
modifica dell'assetto ecologico-ambientale
(funzionalità ecologica, naturalità, paesaggio,
biodiversità, etc.), di quello fisico-idraulico (opere
di regimazione, regolazione-sfruttamento, trasporto
solido, difesa) e di quello normativo e
amministrativo-istituzionale (destinazione d'uso del
suolo, e provvedimenti economico-finanziari,
coordinamento tra istituzioni, ...), finalizzate a
soddisfare in modo sostenibile i molteplici obiettivi
di carattere ambientale, economico e sociale. Essa
persegue quindi allo stesso tempo tanto il ripristino
della naturalità, della qualità e funzionalità
ecologica e paesaggistico-ricreativa, quanto la
minimizzazione del rischio idraulico e l'utilizzo
razionale delle risorse idriche (approvvigionamento
idropotabile, usi irrigui, produzione idro-elettrica,
...). La riqualificazione si basa sia su interventi
strutturali e gestionali, sia su quelli programmatori,
attraverso un approccio integrato, in cui la
partecipazione attiva delle parti sociali e
istituzionali coinvolte gioca un ruolo fondamentale.
La riqualificazione richiede infatti finanzia-menti
significativi che non possono provenire solo dalla mano
pubblica; pertanto, richiede ed offre allo stesso tempo
un ruolo chiave ai privati che, sotto la tutela
dell'Amministrazione, possono contribuire al
raggiungimento degli obiettivi di riqualificazione.
Richiede inoltre di riconoscere che gli obiettivi da
rag-giungere sono praticamente sempre in conflitto, e
così i gruppi di interesse coinvolti. Occorre quindi
cercare soluzioni concertate che, nell'ottica della
negoziazione, compiano lo sforzo di massimizzare i
benefici ambienta-li e sociali cercando, nella misura
del possibile, di non lasciare nessuno 'peggio di
prima'. A tal fine non è più possibile limitarsi al
solito processo di stendere un piano (decisione,
renderlo noto (annuncio) e cercare di minimizzare le
reazioni (difesa). Occorre un approccio veramente
innovativo tanto sul piano tecnico che procedurale. Il
nuovo approccio culturale multidisciplinare deve essere
recepito e applicato sia da parte dei "saperi" tecnici
(Genio Civile, Consorzi di Bonifica, ma anche
progettisti e imprese incaricati di realizzare opere),
sia da parte dei soggetti preposti alla pianificazione
territoriale (Autorità di Bacino, Regioni, Provincie,
Comuni, Comunità Montane): i primi devono riuscire ad
affrontare i problemi della sicurezza idraulica in modo
integrato con le esigenze di tipo idrologico, geologico
e biologico dei corsi d'acqua, i secondi devono puntare
a trasformare il Piano da un insieme di cartografie e
regole, spesso calate dall'alto, ad uno strumento
duttile, in grado di rendere espliciti e conciliare i
diversi interessi che insistono sul
territorio.
Chi è il CIRF
Il CIRF è un'associazione culturale
tecnico-scientifica senza fini di lucro fondata nel
luglio 1999 da un gruppo di tecnici di diversa
estrazione disciplinare e professionale per favorire la
diffusione della cultura della riqualificazione
fluviale e dei "saperi" ad essa connessi. Nell'ambito
della riqualificazione fluviale il CIRF persegue i
seguenti obiettivi:
* informare, formare,
documentare
* costituire un luogo di incontro, confronto,
coordinamento con gli analoghi centri internazionali
* permettere alla ricerca teorica di avere una ricaduta
reale attraverso la sua applicazione
* promuovere in Italia i criteri di riqualificazione
fluviale dei corsi d'acqua
* sviluppare azioni di stimolo e coinvolgimento nei
confronti di tutti i soggetti interessati alla gestione
dei corsi d'acqua in Italia
* promuovere, coordinare, supportare
progetti-interventi a carattere innovativo.
Per maggiori informazioni visitate il sito internet
www.cirf.org